La pandemia ha cambiato profondamente il nostro modo di interagire

L’anno 2020 è stato senza dubbio l’anno del cambiamento: abbiamo scoperto che un paese, un continente, il mondo intero poteva fermarsi. Per noi occidentali, abituati alla più ampia libertà di movimento è stata la scoperta forzata di una sorta di clausura laica. Le mura di casa sono diventate una prigione, in cui sono, via via, affiorate paure, ansie ed incertezze, pronte a turbare anche chi aveva maturato una più radicata serenità.

Abbiamo appreso il distanziamento sociale, il saluto da lontano, l’abbraccio virtuale.

Forse quell’immobilità forzata ha permesso di fermare per un attimo la nostra mente, ha permesso di fermare il ritmo vorticoso dei nostri pensieri, ci ha condotto verso un modo diverso di pensare, rivolto ad altre cose e situazioni più essenziali. Privati degli spazi affollati e caotici degli outlet del fine settimana, del traffico vorticoso e dei ritmi spesso frenetici del vivere quotidiano, abbiamo riscoperto relazioni più autentiche, più intime, condivise con i membri del nucleo familiare e poi, anche se attraverso uno schermo, con affetti più lontani, amici e colleghi di lavoro. L’essenziale e la semplicità di momenti di silenzio e anche di una solitudine più naturale ci ha forse permesso di aprire gli occhi su quel consumo frenetico nel quale la nostra mente provava a contenere le ansie e le pulsioni più profonde, non riconosciute o elaborate.

In certi casi, l’ascolto e la comunicazione sono aumentati mentre in altri, purtroppo, sono stati i conflitti e la violenza domestica ad aver avuto un’impennata.

Crollate le nostre certezze sulla medicina che salva dalla morte e vince sempre, abbiamo tutti sicuramente imparato, attraverso la nostra fragilità, che si può vivere in modo diverso e anche con meno. La qualità dei momenti, di un sentire risvegliato da una emergenza, a fronte della quantità di consumo di cose, situazioni e relazioni nella quale siamo costantemente immersi, ha aperto nuove prospettive.

In molti hanno pensato di cambiare vita o hanno cambiato vita cercando un senso più profondo, un modo di trovare la felicità più genuino e autentico . Quanti di noi hanno poi sentito il bisogno di riavvicinarsi alla natura, di coltivare un orto o piantare fiori, cercando di ritrovare il contatto con la terra e le sue meraviglie, di osservare il tempo che cambia, di avvertire in modo più consapevole l’alternarsi delle stagioni?

Il cambiamento fuori, con la sua inaspettata violenza, ha alimentato il cambiamento dentro, ci ha permesso di comprendere meglio il senso vero della nostra esperienza di vita, di toccare, attraverso il dolore e la privazione, il senso di gratitudine per ciò che abbiamo e ci è dato vivere.

Di certo non saremo più gli stessi.

Articolo scritto da Guy Michel Francà

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